Quando arriva in tavola una ciotola fumante di ciceri e tria di Otranto, la prima cosa che colpisce è il contrasto tra i ceci morbidi e la pasta dorata e croccante. È una delle preparazioni più rappresentative della cucina salentina, nata da ingredienti semplici ma costruita con grande intelligenza. Qui trovi la storia del piatto, le varianti legate all’area otrantina, le dosi per quattro persone e tutti i passaggi per prepararlo a casa senza perdere il suo carattere rustico.
Il piatto salentino che unisce morbidezza e croccantezza
- Origine: è una specialità del Salento, particolarmente legata a Otranto e ai paesi vicini.
- Ingredienti base: ceci, pasta fresca senza uova, olio extravergine d’oliva e aromi semplici.
- Segreto: una parte della pasta viene lessata, mentre un’altra viene fritta.
- Tempo: considera circa 12 ore di ammollo per i ceci secchi e 2 ore complessive di preparazione.
- Variante locale: in alcune zone si aggiungono mugnuli, cannella, chiodi di garofano o pangrattato fritto.

Che cosa sono davvero i ciceri e tria
Il nome unisce due elementi essenziali. I ciceri sono i ceci, mentre la tria è una pasta fresca preparata con semola di grano duro e acqua, senza uova. La sfoglia viene tagliata in strisce simili a tagliatelle, ma non serve ottenere una pasta perfettamente regolare: il fascino del piatto sta anche nel suo aspetto casalingo.
La particolarità arriva in cottura. Una parte della pasta viene immersa nel brodo dei ceci, così assorbe il sapore del legume e diventa morbida. La parte restante viene invece fritta in olio e aggiunta alla fine, creando quel contrasto di consistenze che distingue questa preparazione da una normale pasta e ceci.
Nel Salento il piatto può essere chiamato anche massa e ciceri o massa di San Giuseppe. La ricetta è legata alla cucina contadina e alle celebrazioni del 19 marzo, ma oggi si prepara durante tutto l’anno. Nell’area di Otranto esistono versioni arricchite con i mugnuli, una verdura locale simile al broccolo, oppure con pangrattato fritto e profumi speziati.
Ingredienti e dosi per quattro persone
Per una buona riuscita scelgo pochi ingredienti, ma di qualità. I ceci devono avere una buccia sottile e un sapore pieno, mentre l’olio va usato sia per insaporire il fondo sia per friggere la pasta. La quantità di acqua per la sfoglia può cambiare leggermente in base all’umidità della semola.
| Ingrediente | Quantità | Nota pratica |
|---|---|---|
| Ceci secchi | 300 g | Da lasciare in ammollo per 8-12 ore |
| Semola rimacinata di grano duro | 250 g | Per la pasta fresca |
| Acqua tiepida | Circa 120 ml | Da aggiungere poco alla volta |
| Cipolla | Mezza | Oppure uno spicchio d’aglio per una versione più decisa |
| Sedano | 1 costa | Per il brodo dei ceci |
| Alloro | 1 foglia | Aiuta a profumare la cottura |
| Pomodorini | 2 o 3 | Facoltativi, per dare colore e dolcezza |
| Olio extravergine d’oliva | 5-6 cucchiai | Più olio per friggere la tria |
| Sale e pepe | Quanto basta | Da regolare solo verso la fine |
Se vuoi avvicinarti alla variante otrantina, puoi aggiungere 200-250 g di mugnuli, già puliti e stufati a parte. Cannella, chiodo di garofano e pangrattato fritto non appartengono a ogni versione, quindi li considero una scelta regionale interessante, non un passaggio obbligatorio.
Come preparare la ricetta passo dopo passo
Cuocere i ceci lentamente
Dopo l’ammollo, sciacquo i ceci e li trasferisco in una pentola con acqua pulita, sedano, cipolla e alloro. Li lascio cuocere a fuoco dolce per 60-90 minuti, o finché risultano teneri senza sfaldarsi completamente. Il tempo dipende dalla qualità e dall’età dei legumi.
Non salo subito l’acqua. Preferisco aggiungere il sale quando i ceci sono quasi cotti, perché in questo modo la buccia tende a rimanere più delicata. A fine cottura elimino gli aromi più ingombranti e conservo il liquido, che servirà per cuocere la pasta.
Preparare la tria
Verso la semola sulla spianatoia, aggiungo gradualmente l’acqua tiepida e impasto per circa 8-10 minuti. L’impasto deve diventare liscio e compatto, non appiccicoso. Dopo un riposo coperto di 30 minuti, stendo la sfoglia sottile e la taglio in strisce larghe circa un centimetro.
Non serve usare la macchina per la pasta, anche se può rendere il lavoro più rapido. La sfoglia tirata a mano conserva una superficie leggermente ruvida, perfetta per trattenere il brodo dei ceci. Lascio asciugare le strisce per almeno 20 minuti, così si maneggiano meglio durante la cottura.
Dividere pasta lessata e pasta fritta
Divido la tria in due parti, lasciandone circa un terzo da friggere. Friggo le strisce in olio caldo, idealmente intorno ai 170-180 °C, fino a quando diventano dorate e croccanti. Le scolo su carta assorbente e le salo appena.
La parte restante cuoce direttamente nella pentola dei ceci. Se il liquido è troppo denso, aggiungo poca acqua calda; se è troppo abbondante, lascio restringere per qualche minuto. La consistenza migliore è cremosa ma non asciutta, con i ceci ancora riconoscibili.
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Unire tutto senza perdere il contrasto
Quando la pasta morbida è cotta, spengo il fuoco e lascio riposare il piatto per un paio di minuti. Distribuisco i ceci nei piatti e aggiungo la tria fritta soltanto all’ultimo momento, così resta croccante.
Completo con un filo di olio extravergine a crudo e, se piace, una macinata di pepe. Nella versione con mugnuli, aggiungo la verdura già stufata insieme ai ceci oppure la dispongo sopra, in modo da mantenere distinti i sapori.
Le varianti di Otranto e gli errori da evitare
Non esiste una sola ricetta immutabile. Le famiglie salentine cambiano aromi, proporzioni e tipo di pasta in base alle abitudini locali. La versione più semplice resta quella con ceci e tria, mentre nell’area di Otranto si incontrano preparazioni più profumate, con mugnuli, pangrattato fritto e spezie dolci.
| Versione | Che cosa cambia | Risultato nel piatto |
|---|---|---|
| Tradizionale essenziale | Ceci, tria, cipolla o aglio, alloro e olio | Rustica, cremosa e delicata |
| Con mugnuli | Aggiunta di verdura locale stufata | Più vegetale e leggermente amarognola |
| Con pangrattato fritto | Mollica dorata in padella | Maggiore croccantezza e sapore tostato |
| Con spezie | Una punta di cannella o chiodo di garofano | Profumo più intenso, da dosare con prudenza |
L’errore più comune è friggere tutta la pasta. In questo modo si perde la parte cremosa del piatto e il risultato diventa asciutto. Anche la tria fritta va aggiunta all’ultimo: se rimane immersa nel brodo per troppo tempo, assorbe liquido e perde la sua consistenza.
Un altro problema frequente riguarda i ceci. Se restano duri, la pasta finirà per scuocersi prima che il legume sia pronto. Per questo controllo sempre i ceci in anticipo e, quando ho poco tempo, uso ceci già lessati di buona qualità, ben sciacquati e aggiunti al soffritto con il loro brodo leggero.
Come servirli e con che cosa abbinarli
I ciceri e tria sono un primo piatto completo, sostanzioso e adatto soprattutto alle giornate fresche. Io li servo in piatti fondi, senza aggiungere formaggio, perché il gusto dei ceci e dell’olio extravergine è già sufficiente. La tria fritta deve rimanere visibile in superficie, quasi fosse una piccola guarnizione croccante.
Per accompagnarli sceglierei un vino pugliese non troppo strutturato, come un rosato salentino o un bianco secco. Anche una semplice insalata di finocchi, verdure amare o cicorie pulisce bene il palato e bilancia la densità della preparazione.
Se li ordini in una trattoria del centro storico di Otranto, chiedi se sono disponibili nella versione del giorno. La ricetta può cambiare molto da una cucina all’altra, e proprio questa variabilità fa parte della tradizione. Una porzione abbondante può facilmente sostituire un pasto intero, soprattutto quando la pasta è fatta a mano e i ceci sono cotti lentamente.
Il modo più semplice per portare il Salento a tavola
La forza di questo piatto non sta nella quantità degli ingredienti, ma nel modo in cui vengono trattati. Ammollo corretto, cottura lenta dei ceci e frittura separata della tria fanno più differenza di qualsiasi aggiunta creativa.
Per una prima prova consiglio la versione essenziale. Quando avrai trovato la consistenza che preferisci, potrai sperimentare mugnuli, pangrattato fritto o una traccia di cannella. Il risultato migliore, però, resta quello in cui il piatto sa ancora di casa, di olio buono e di cucina salentina senza complicazioni.